Lavoro Agile 2016 Cristina Tajani

Lo smart working per far arrivare il lavoro a tutti

Una città in fermento guida il lavoro agile, approccio e soluzione per conciliare tempo di lavoro e tempo di vita, contribuire al benessere dell’ambiente e della comunità, garantire migliori prestazioni delle imprese. Alla vigilia della terza Giornata del Lavoro Agile, Cristina Tajani spiega come l’amministrazione comunale di Milano e la collettività si incontrano e fanno coworking.

Cristina Tajani, assessore alle Politiche per il lavoro, lo Sviluppo Economico, Università e ricerca al Comune di Milano: qual è il suo lavoro? Cosa viene prima?
Le deleghe si tengono, una con l’altra: la formazione è propedeutica al lavoro e quindi allo sviluppo economico. L’obiettivo finale è la creazione di una città in grado di offrire opportunità a un maggior numero di persone possibili, non solo a chi è nato a Milano ma ai tantissimi che ci arrivano per studiare e lavorare, favorendo lo sviluppo dell’impresa innovativa e a impatto sociale e di nuove forme di organizzazione del lavoro.

Il lavoro “agile” è un fenomeno nuovo, cosa ne fa il Comune?
Rilancia la Giornata del Lavoro Agile – quest’anno siamo alla terza edizione, il prossimo 18 febbraio – che non ha la pretesa di stravolgere l’organizzazione del lavoro nella città ma di indicare una possibilità: lavorare anche da postazioni e luoghi non fissi consente di conciliare tempo di lavoro e tempo di vita e risparmiare in spostamenti, traffico, emissioni di anidride carbonica, stress. In una città come Milano, in cui ogni mattina entrano oltre 500.000 persone che vivono nell’hinterland come anche in altre regioni, il tema della gestione del tempo del lavoro in maniera più agile ha impatti forti sia sulla persona sia sulla comunità. Credo che almeno dal punto di vista culturale e del dibattito l’obiettivo sia stato già raggiunto.

Esiste il lavoro agile per i dipendenti del Comune?
In occasione della Giornata del Lavoro Agile i quindicimila lavoratori del Comune di Milano avranno la possibilità di lavorare dalla postazione di un ufficio a loro più comodo: potranno farlo attraverso una piattaforma digitale che consentirà di identificare, scegliere e prenotare una postazione libera presso i diversi uffici comunali in città. E’ un’ottima occasione i molti che spesso, per poter svolgere le proprie mansioni, devono spostarsi da un posto all’altro della città e che invece, grazie a questo nuovo sistema, potranno gestire alcune attività anche lontano dalla loro scrivania. E’ chiaro che poi ci sono figure e mansioni – penso ai vigili urbani, agli insegnanti – che hanno più vincoli rispetto al luogo di lavoro.

Esiste il lavoro agile per Cristina Tajani?

Faccio e facciamo, come squadra, un lavoro impegnativo, che spesso non conosce molta distinzione tra tempo di vita e di lavoro. Insieme a Chiara Bisconti, assessora al Benessere, Qualità della vita, Sport e tempo libero, abbiamo una sensibilità su questi temi che ci deriva da esperienze lavorative precedenti: la città ci ha messo alla prova, noi rispondiamo.

Se lavorasse da un altro luogo potrebbe essere un esempio per i suoi collaboratori o lamenterebbero un’assenza?
Nulla può sostituire il contatto umano e alcune esperienze professionali che si fanno insieme ad altri; tutto sta nel costruire un equilibrio utile a bilanciare tutte le necessità. La presenza, che può non essere quotidiana o per otto ore consecutive, è importante per la formazione di un gruppo professionale, e non è totalmente sostituibile.

Accenna al rischio che se si esce troppo non si è più un’organizzazione?

Sì, il rischio c’è, non è tragico a questo punto del discorso visto che il cambiamento culturale verso il lavoro agile è all’inizio in Italia, ma bisogna ricordare che come tutti i gruppi, anche quelli produttivi e le organizzazioni di impresa hanno il bisogno di ritrovarsi.

A proposito di rischi, lo corrono le donne nel rimanere volontariamente fuori ufficio, vicine alla cura di casa e famiglia, più degli uomini se anche tra questi ultimi non si fa strada l’idea del lavoro agile come opportunità?
E’ un aspetto controverso e ambivalente che già in passato è stato evidenziato dalle organizzazioni sindacali rispetto al tema del telelavoro: meno presenza in ambito lavorativo, più rischio di isolamento sociale per alcune figure professionali e per le donne. E’ il tema del rischio di non riuscire mai a separare la vita dal lavoro. Si tratta di una questione di bilanciamento e di capacità degli ambiti professionali di non segregare rispetto alle scelte di vita, insomma di includere. Oggi sappiamo che le organizzazioni che sono in grado di gestire la diversità ai vertici dell’azienda hanno anche migliori performance economiche. Gestire scelte, modalità e approcci diversi è una risorsa per l’organizzazione e non un limite.



Tra le modalità diverse di lavorare agile c’è la scelta del coworking, spazi di lavoro condivisi. Quanto ci crede Milano, quanto funzionano?
Al momento siamo l’unico comune che non ha voluto affiancare l’iniziativa privata con quella pubblica, cioè con un coworking comunale usando stabili dismessi da affittare per fare spazi di lavoro condivisi. Nel 2011-2012, quando abbiamo cominciato a occuparci della materia, l’iniziativa privata e spontanea del territorio si era già organizzata e noi abbiamo ritenuto più utile valorizzare gli spazi esistenti. Da qui è nato l’albo qualificato degli spazi di coworking.
Con la terza edizione della Giornata del Lavoro Agile vogliamo raggiungere lo sterminato numero di piccole e medie imprese che operano sui nostri territori e mostrare loro che nuove modalità e nuovi spazi di lavoro sono possibili e vantaggiosi. Lo spirito è anche quello di infrangere qualche tabù e scagliare pietre in quello che sembra lo stagno del dibattito: non solo allora grandi imprese e multinazionali, non solo free lance e studi professionali. Cerchiamo di arrivare a tutti e di far arrivare tutti al lavoro.

Quali sono gli strumenti del suo lavoro, quelli che lo rendono più semplice, più agile?
…L’ipad, da cui non mi separo mai, che mi serve per scrivere e per comunicare con le persone del mio staff.


La Terza Giornata del Lavoro agile si svolgerà a Milano il 18 febbraio 2016, tutte le informazioni utili si possono trovare su lavoroagile.it.
E’ stata inoltre realizzata una WebApp per la prenotazione degli spazi di lavoro all’indirizzo giornata.lavoroagile.it

smart working rosario carnovale

Lo smart working? Una questione di postura

Per il nostro Blog abbiamo pensato di coinvolgere Alessia Rapone, giornalista già interessata al mondo dello smart working che ha curato proprio, su questo tema, alcune puntate della trasmissione radiofonica di Rai Radio3 “Tresoldi”.

Alessia ha realizzato per noi alcune interviste che pubblicheremo nei prossimi giorni, qui di seguito trovi la seconda ma se ti sei perso la prima a Federico Bianchi puoi leggerla a questo link.


Il lavoro agile non esiste, esiste il lavorare bene. Per Rosario Carnovale è il passaggio dal concetto di task a quello di purpose che permette di trovare il proprio ruolo e il proprio scopo, al di là dei compiti della giornata e per il bene di azienda e dipendente.

Rosario, sei un lavoratore smart?

Sì, se si intende muoversi con la testa oltre che con le gambe. Lavoro in un’azienda di consulenza, la maggior parte di noi sta presso i clienti, in un certo senso siamo già “smart”, per modalità e tempi di lavoro. Vengo da un’esperienza di 10 anni in una multinazionale in cui, vuoi per la dimensione vuoi per la necessità di regole e leggi, lavorare smart era più forma che sostanza. Certo, ognuno poi trova la propria dimensione e lì lavoravo a due minuti da casa.  Ma a un certo punto ho lasciato e adesso è diventato importante poter lavorare uno, due giorni a settimana vicino casa.

Dove lavori ora?

In tre posti, ma non contemporaneamente. Mi muovo tra Milano, Vercelli, Chiavenna. Proprio a Chiavenna, in Valtellina, abbiamo una sede dedicata alla nostra formazione, è un convento del 1600 dove facciamo workshop, incontri, è adatto alla concentrazione più che al lavoro di routine. E’ il nostro luogo di meditazione.

Cos’è per te il lavoro agile?

In realtà il lavoro agile non esiste, esiste il lavorare bene. Bisogna vincere il concetto che ti lega al contratto inteso come cartellino e basta e alla produttività a tutti i costi. Si tratta di una battaglia di mentalità, quindi culturale. Mi spiego, quando le aziende cominceranno a capire che per vincere la competizione globale bisogna avere dipendenti felici, allora tutti avranno vinto: solo risorse motivate possono fare di più. Le nuove aziende lo stanno imparando, penso alle start up, e lo stanno imparando almeno per un fattore: la capacità di attirare talenti. I talenti non vanno a lavorare per chi li annoia, o in luoghi noiosi, dove c’è scarsa motivazione. Se io datore di lavoro metto al primo posto la felicità, è sì un vantaggio egoistico ma è un bene per tutti.

Facciamo un esempio concreto?

Mi viene in mente il tavolo da ping pong nella nostra sede, non nell’ex convento. All’inizio qualcuno aveva paura a farsi vedere, invece ora lo usiamo e i risultati si vedono, verso noi stessi più ricaricati, verso il cliente contento e verso il capo. Voglio dire, non è più il tempo della mera produttività come negli anni Settanta, Ottanta. Se si deve guardare indietro, ricordiamo piuttosto Adriano Olivetti e l’esperienza di Ivrea.

Perché pensi a Olivetti?

Prima di tutto questo io facevo il business coach e la domanda che ponevo era: perché non c’è più collaborazione e serenità in azienda? Perché viene il lavoro sacrificato sull’altare del controllo a tutti i costi, ecco la risposta. Noi invece sappiamo che se il dipendente lavora tanto soltanto perché è costretto, l’azienda riceverà da lui sempre qualcosa di sufficiente e mai di eccellente, invece l’eccellenza va alimentata. L’ho visto anche sulla mia pelle e per questo ricordo Olivetti e la fabbrica che va oltre l’impegno quotidiano: siamo fatti per lavorare per “purpose”, non per “task”, cioè per scopi non per compiti, è un concetto più ampio, io sto ricercando qualcosa di più del compito della giornata e allora la mia motivazione cresce.

Qual è allora il tuo “purpose”?

Quando vado da un cliente sto svolgendo un task, ma io parto dal fatto che sto facendo innovazione, quello è il mio purpose, lo scopo più grande, e sono un agente di cambiamento e di innovazione in Italia. E questo arriva. E’ una questione di postura, di come ti poni verso te stesso e verso gli altri.

La situazione economica spesso non aiuta…

Proprio i tempi di crisi dovrebbero invece aiutare a riflettere e agire per venirsi incontro. Come? Dammi di meno ma concedimi lo smart working. Potrà essere complicato per via della burocrazia sul lavoro, ma oggi la produttività è avere persone motivate e aziende più competitive.

Da sempre nel settore vendite, a 33 anni Rosario Carnovale decide di lasciare la grande multinazionale del software, poi crea una piccola realtà per sostenere le aziende nel cambiamento di business e di gestione delle persone, poi ritorna a essere dipendente felice, con testa e postura smart.

federico bianchi smartworking srl CEO

Lo smart working col mito di Ulisse

Per il nostro Blog abbiamo pensato di coinvolgere Alessia Rapone, giornalista già interessata al mondo dello smart working che ha curato proprio, su questo tema, alcune puntate della trasmissione radiofonica di Rai Radio3 “Tresoldi”.

Alessia ha realizzato per noi alcune interviste che pubblicheremo nei prossimi giorni, ecco la prima, buona lettura!


Lo smart working non è il futuro ma il presente possibile per lavorare meglio, raggiungere gli obiettivi professionali, rispettare l’ambiente. Ci crede Federico Bianchi, imprenditore lombardo che vuole traghettare aziende e persone verso il lavoro agile, grazie a un’app e col mito di Ulisse.

Cos’è lo smart working per te?
E’ il punto d’incontro fra i bisogni di una persona e le sfide aziendali. Mi spiego, non significa per forza lavorare fuori il luogo e il tempo dell’ufficio ma trovare il punto di contatto sui risultati attesi: il lavoratore ha maggiore libertà personale e professionale, l’azienda fa business e raggiunge gli obiettivi. Si tratta, nell’aspetto più concreto, di un movimento verso un luogo facile da raggiungere e in cui concentrarsi e lavorare bene.

Come si lavora in azienda?
In azienda… si lavora dentro l’azienda. Le persone invece devono concentrarsi sul proprio lavoro e non sforzarsi di raggiungere il sistema di timbratura col badge. Lavorare significa prendersi delle responsabilità, darsi degli obiettivi e portarli a termine, se ci sono problemi affrontarli in modo professionale. Il luogo non deve diventare un vincolo quando impone alla persona meccanismi di adattamento che lo deconcentrano rispetto all’obiettivo professionale. E questo riguarda sia il dipendente sia l’azienda e i costi fissi che deve sostenere, pensiamo alle funzioni di facility management. Lasciamo allora che il costo di una finestra rotta ricada su un luogo altro rispetto alla sede aziendale e non sia più una responsabilità dell’azienda. Lasciamo che un fornitore apra le porte di un suo spazio e ripari la finestra, noi concentriamoci piuttosto sul contenuto del lavoro.

Come si concretizza la libertà di scelta del luogo di lavoro?
Il mio progetto è offrire un servizio che traghetti aziende e persone verso il lavoro agile attraverso un’app dalle funzionalità semplici e immediate e aperta a tutti. che permetta di vivere anche solo per un giorno una vera e propria smartworking experience. L’app permette di individuare, anche grazie alla segnalazione di altri utenti, i luoghi più adatti a rispondere ai bisogni della propria giornata lavorativa – se devo concentrarmi o fare formazione o entrare in relazione con altre persone – e a fare check in, cioè registrarsi al momento di inizio attività per far sapere all’azienda dove mi trovo e che sono operativo. Poi ci sarà una forma di verifica del proprio modus operandi, ossia una statistica di quante giornate ho lavorato a casa, in coworking, in sede. Su questa piattaforma poi le aziende potranno far registrare i propri dipendenti offrendo la possibilità di vivere una vera e propria smart working experience che può essere di un giorno soltanto, a pacchetti, in base alle necessità condivise. Anche singoli lavoratori, sempre dipendenti, potranno usare l’app, prenotarsi in uno spazio di coworking e vivere un’esperienza nuova. A Milano uno spazio di coworking dedicato e già verificato è Copernico, a via Copernico 38. Si prova e poi si tirano le somme sui ritorni dei singoli in relazione all’esperienza vissuta. Del resto, chiunque abbia uno spazio e voglia metterlo a disposizione può farlo semplicemente contattandoci.

Il progetto funziona se le aziende faranno alzare i dipendenti dalla sedia…
Il lavoro è concentrarsi sulla creazione di valore e liberarsi dai vincoli. Per questo nasce l’app, per questo a febbraio 2015 è nata Smartworking srl, l’iniziativa che offre soluzioni tecnologiche per aiutare in maniera fattiva il dipendente e l’azienda.

Perché le aziende dovrebbero dirti di sì?
Se desiderano dare valore alle proprie risorse, se vogliono risparmiare soldi nella gestione degli asset, per adeguarsi ai tempi e alle necessità che cambiano, per contribuire a ridurre l’impatto ambientale, se vogliono passare da un modello basato sul controllo a uno basato sulla fiducia e maturità del lavoratore. Per tutti questi motivi dovrebbero dire sì.

Sei consapevole che si tratta soprattutto di cambiare il modello mentale?
Finora il modello è lo spostamento casa-lavoro, io vorrei che le persone vivano le proprie “adiacenze”, che non solo usino meno l’automobile ma che conoscano e usino di più il proprio quartiere, il tessuto urbano di riferimento, ne guadagniamo in relazioni proficue. E’ un cambiamento, e un movimento, che è già in corso, la domanda è: vuoi far parte dell’evoluzione o subirla? Io dico alle aziende, sperimentiamo, ciascuna con la propria forma di smart working in base alla propria identità, perché ciascuna deve trovare il proprio modo per evolvere. L’importante è partire, mettersi in viaggio, come fece Ulisse: girò in lungo e largo nel Mediterraneo ma lo fece perché aveva ben chiaro il punto di riferimento a cui tornare, Itaca, casa. Non è la prigione di ogni giorno, la sede aziendale, ma il punto di riferimento anche per le attività fuori dal suo perimetro.

Aspettiamo allora l’uscita dell’app e in bocca al lupo per l’avventura in mare aperto.
L’app uscirà a fine ottobre sugli store iOS e Google Play. Il 20 ottobre parteciperò a Milano al convegno di presentazione dei risultati della ricerca 2015 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico. Grazie per gli auguri, buona navigazione a tutti.

Nei primi anni del 2000 Federico Bianchi si è occupato di mobilità sostenibile per ridurre gli impatti ambientali degli spostamenti casa-lavoro e favorire il welfare aziendale. Ora fa un salto in avanti e alle aziende propone di far scegliere ai propri dipendenti la sede di lavoro.