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Graphic & Web Designer, Eva Bonacini (inktopix.com), definisce la sua attuale condizione di professionista con l’immagine del mare in cui respirare l’ossigeno giusto per “ricercare, creare e ricercare ancora”. Dopo 23 anni da dipendente diventa una convinta freelance e racchiude tutto il suo smart working in una infografica in cui traccia i vantaggi del lavorare per conto proprio…

Mi piace fare il paragone con il mare perchè “navigo” sempre. In rete e in barca a vela, appena posso permettermelo per questioni di tempo e denaro.
Quando navigo vedo l’orizzonte, non ho paletti, edifici di fronte a me, lo spazio è aperto, le correnti, il vento, le persone con cui condivido gli spazi, gli obiettivi che voglio raggiungere mi guidano nella navigazione e allo stesso tempo mi ossigenano perchè quello che vedo e posso immaginare è sempre diverso.

Lo smart working ideale per me? In barca a vela! (se può interessarvi questo modalità di lavoro esiste davvero, visitate questo link: caboat.org)

Il primo mese da freelance ero gasatissima, lo sono ancora in realtà, ma all’inizio ti senti libera finalmente, è tutto nuovo, hai di fronte un mare infinito di opportunità da cogliere, scoprire, trovare. Ma il mare può essere anche insidioso, infatti mi rendo conto da subito che indosso la tutina della donna invisibile!
Nelle piccole e medie agenzie chi firma i progetti non sono le persone ma l’agenzia. Perchè non puoi pubblicare i progetti seguiti in agenzia, per accordi di non divulgazione. E quindi? Ho avuto qualche momento di panico: “e adesso cosa faccio? 23 anni di esperienza sono svaniti nel nulla?”

Ho cominciato a rispondermi così:”Ok, calma! sei appena nata ma non sei una pivella! Crea il tuo brand, un logo, il sito e i contenuti.”
Inizio a pubblicare infografiche che diffondo sui social, mi iscrivo ai gruppi di designer, blog creativi, riprendo contatti con le persone con cui mi è piaciuto lavorare insomma mi tuffo in rete, fonte inesauribile di spunti, confronti e riscontri.

Come è cambiata la mia vita! Ho ritrovato il tempo perduto: non devo più “accumulare” tutte le commissioni il sabato, posso spalmarle durante la settimana, e scegliere il momento della giornata che preferisco. Chi stabilisce le consegne, le presentazioni? Io, con il cliente. Il mio tempo non è più regolato dall’agenzia che stabilisce le ore in cui mi è permesso lavorare, mangiare o divertirmi.

Il mio tempo ora è regolato dall’obiettivo che voglio raggiungere, qualsiasi esso sia.

Riesco a concentrarmi molto di più, non sono interrotta dalle continue richieste degli account: mi servirebbe il logo ”Chenneso” da inviare allo stampatore ma non so se stampa in quadricromia o in pantone… – ma non puoi chiederglielo? –

Dai ragazzi in stage, dalle riunioni “a che punto siamo e quanto tempo ci mettiamo”, dal report mensile: quante mail hai inviato e quante telefonate hai fatto!? Stress…stress… Anche dal punto di vista economico ho risparmiato molto, non devo più comprarmi un paio di scarpe ogni due settimane per gratificarmi. Ora per gratificarmi vado a Londra mercoledì e giovedì per vedere la mostra di un collettivo americano, e spendo meno! Quindi non sono più vittima delle dinamiche aziendali e della dose di pressioni quotidiana.

Lavoro molto più di prima ma non sono così stanca a fine giornata.

Ho scoperto da alcuni mesi il coworking e lo smart working, penso siano il futuro. Le soluzioni più facili per eliminare lo stress delle dinamiche aziendali. E’ fondamentale per i freelance come me, riuscire ad avere un confronto e una condivisione diretti, non solo virtuali, con persone che lavorano nel mio settore o simili. Per recuperare un rapporto umano che molto spesso manca nella vita di chi lavora da casa per condividere, confrontarsi, crescere personalmente e professionalmente. Le relazioni che ho instaurato in coworking sono molto interessanti, perchè ho scelto le persone con cui confrontarmi e collaborare più affini a me, non fanno parte del “gruppo colleghi”, sono singoli, non sono imposti dall’alto e non sono mai gli stessi…

barca a vela e smart working eva bonacini

L’Infografica con i dati sullo smart working di Eva Bonacini…

Per il nostro Blog abbiamo pensato di coinvolgere Alessia Rapone, giornalista già interessata al mondo dello smart working che ha curato proprio, su questo tema, alcune puntate della trasmissione radiofonica di Rai Radio3 “Tresoldi”.

Alessia ha realizzato per noi alcune interviste che pubblicheremo nei prossimi giorni, ecco la prima, buona lettura!


Lo smart working non è il futuro ma il presente possibile per lavorare meglio, raggiungere gli obiettivi professionali, rispettare l’ambiente. Ci crede Federico Bianchi, imprenditore lombardo che vuole traghettare aziende e persone verso il lavoro agile, grazie a un’app e col mito di Ulisse.

Cos’è lo smart working per te?
E’ il punto d’incontro fra i bisogni di una persona e le sfide aziendali. Mi spiego, non significa per forza lavorare fuori il luogo e il tempo dell’ufficio ma trovare il punto di contatto sui risultati attesi: il lavoratore ha maggiore libertà personale e professionale, l’azienda fa business e raggiunge gli obiettivi. Si tratta, nell’aspetto più concreto, di un movimento verso un luogo facile da raggiungere e in cui concentrarsi e lavorare bene.

Come si lavora in azienda?
In azienda… si lavora dentro l’azienda. Le persone invece devono concentrarsi sul proprio lavoro e non sforzarsi di raggiungere il sistema di timbratura col badge. Lavorare significa prendersi delle responsabilità, darsi degli obiettivi e portarli a termine, se ci sono problemi affrontarli in modo professionale. Il luogo non deve diventare un vincolo quando impone alla persona meccanismi di adattamento che lo deconcentrano rispetto all’obiettivo professionale. E questo riguarda sia il dipendente sia l’azienda e i costi fissi che deve sostenere, pensiamo alle funzioni di facility management. Lasciamo allora che il costo di una finestra rotta ricada su un luogo altro rispetto alla sede aziendale e non sia più una responsabilità dell’azienda. Lasciamo che un fornitore apra le porte di un suo spazio e ripari la finestra, noi concentriamoci piuttosto sul contenuto del lavoro.

Come si concretizza la libertà di scelta del luogo di lavoro?
Il mio progetto è offrire un servizio che traghetti aziende e persone verso il lavoro agile attraverso un’app dalle funzionalità semplici e immediate e aperta a tutti. che permetta di vivere anche solo per un giorno una vera e propria smartworking experience. L’app permette di individuare, anche grazie alla segnalazione di altri utenti, i luoghi più adatti a rispondere ai bisogni della propria giornata lavorativa – se devo concentrarmi o fare formazione o entrare in relazione con altre persone – e a fare check in, cioè registrarsi al momento di inizio attività per far sapere all’azienda dove mi trovo e che sono operativo. Poi ci sarà una forma di verifica del proprio modus operandi, ossia una statistica di quante giornate ho lavorato a casa, in coworking, in sede. Su questa piattaforma poi le aziende potranno far registrare i propri dipendenti offrendo la possibilità di vivere una vera e propria smart working experience che può essere di un giorno soltanto, a pacchetti, in base alle necessità condivise. Anche singoli lavoratori, sempre dipendenti, potranno usare l’app, prenotarsi in uno spazio di coworking e vivere un’esperienza nuova. A Milano uno spazio di coworking dedicato e già verificato è Copernico, a via Copernico 38. Si prova e poi si tirano le somme sui ritorni dei singoli in relazione all’esperienza vissuta. Del resto, chiunque abbia uno spazio e voglia metterlo a disposizione può farlo semplicemente contattandoci.

Il progetto funziona se le aziende faranno alzare i dipendenti dalla sedia…
Il lavoro è concentrarsi sulla creazione di valore e liberarsi dai vincoli. Per questo nasce l’app, per questo a febbraio 2015 è nata Smartworking srl, l’iniziativa che offre soluzioni tecnologiche per aiutare in maniera fattiva il dipendente e l’azienda.

Perché le aziende dovrebbero dirti di sì?
Se desiderano dare valore alle proprie risorse, se vogliono risparmiare soldi nella gestione degli asset, per adeguarsi ai tempi e alle necessità che cambiano, per contribuire a ridurre l’impatto ambientale, se vogliono passare da un modello basato sul controllo a uno basato sulla fiducia e maturità del lavoratore. Per tutti questi motivi dovrebbero dire sì.

Sei consapevole che si tratta soprattutto di cambiare il modello mentale?
Finora il modello è lo spostamento casa-lavoro, io vorrei che le persone vivano le proprie “adiacenze”, che non solo usino meno l’automobile ma che conoscano e usino di più il proprio quartiere, il tessuto urbano di riferimento, ne guadagniamo in relazioni proficue. E’ un cambiamento, e un movimento, che è già in corso, la domanda è: vuoi far parte dell’evoluzione o subirla? Io dico alle aziende, sperimentiamo, ciascuna con la propria forma di smart working in base alla propria identità, perché ciascuna deve trovare il proprio modo per evolvere. L’importante è partire, mettersi in viaggio, come fece Ulisse: girò in lungo e largo nel Mediterraneo ma lo fece perché aveva ben chiaro il punto di riferimento a cui tornare, Itaca, casa. Non è la prigione di ogni giorno, la sede aziendale, ma il punto di riferimento anche per le attività fuori dal suo perimetro.

Aspettiamo allora l’uscita dell’app e in bocca al lupo per l’avventura in mare aperto.
L’app uscirà a fine ottobre sugli store iOS e Google Play. Il 20 ottobre parteciperò a Milano al convegno di presentazione dei risultati della ricerca 2015 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico. Grazie per gli auguri, buona navigazione a tutti.

Nei primi anni del 2000 Federico Bianchi si è occupato di mobilità sostenibile per ridurre gli impatti ambientali degli spostamenti casa-lavoro e favorire il welfare aziendale. Ora fa un salto in avanti e alle aziende propone di far scegliere ai propri dipendenti la sede di lavoro.

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