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Agenda, o ancora meglio, Google Calendar alla mano, questo novembre sarà un mese ricco di incontri ed eventi per chi ci segue e vuole rimanere aggiornato sul tema smart working. Scopriamoli insieme più nel dettaglio!

Villa Guardia, inCOWORK

Lunedì 4 novembre a Villa Guardia, in provincia di Como, ci sarà l’inaugurazione per l’apertura del sesto spazio condiviso di inCOWORK. Durante il pomeriggio si svolgerà una tavola rotonda grazie alla quale ci sarà modo di confrontarsi su diversi temi. Tra questi le sfide e le opportunità di un progetto di smart working, l’evoluzione negli ultimi anni degli spazi di lavoro e il ruolo, in questo contesto, dei coworking. Tra i relatori anche Luca Brusamolino di Workitect e Alessandro De Chellis, facilitatore Lego Serious Play.

Parma, Officine On/Off

Martedì 12 novembre a Parma, saremo ospiti per la seconda volta del coworking di Officine On/Off. Quest’estate avevamo infatti avviato un percorso insieme, presentando per l’occasione il caso studio di AMC Italia, azienda leader nel suo settore. Dato l’interesse riscontrato dai partecipanti abbiamo deciso con le Officine di proseguire gli incontri con un ulteriore appuntamento. Questa volta saremo più pratici, sperimenteremo insieme e, grazie ad un workshop, ciascuno capirà quanto sia effettivamente smart la sua azienda! Tutto questo grazie allo smart working Canvas.

Bergamo, Camera Civile

Lunedì 18 novembre a Bergamo. Saremo ospiti della Camera Civile di Bergamo insieme ad avvocati e consulenti del lavoro, sarà l’occasione per delineare il quadro normativo che permette ad un’organizzazione di sperimentare una nuova forma lavorativa come lo smart working. Ascolteremo la testimonianza di un consulente del lavoro che tutti i giorni “lavora senza ufficio” nonostante e grazie alla sua professione ed infine, l’HR Director di una grande multinazionale come Gi Group ci racconterà l’esperienza di cambiamento della sua azienda. L’iscrizione è gratuita prenotando qui il proprio biglietto su evenbrite.

Non mancare, scegli l’evento giusto per te e iscriviti!

Il 24 settembre presso la sede di Copernico Milano Centrale si svolgerà il convegno di HEI – Human Experience Insights sul tema smart working e digital workplace.

Lo Smart Working inteso come Lavoro Agile, è oggi e continuerà ad essere in futuro un desiderio sempre più presente, lo dimostrano le statistiche in merito. Entro il 2022 la trasformazione del lavoro in Europa interesserà 123 milioni di mobile worker e 10 milioni in Italia rispetto ai 103 e 7 attuali.

In questo contesto sempre più aziende dovranno fare i conti con il processo di  digitalizzazione che le interesserà. Un processo che andrà a modificare gli spazi, i comportamenti e le tecnologie in vista di un modo di lavorare più flessibile, efficace e sicuro. La collaborazione, la responsabilità e la conciliazione saranno caratteristiche fondamentali al fine della buona riuscita di un progetto di innovazione organizzativa.

Il nostro contributo

Per l’occasione noi di Smartworking s.r.l. saremo presenti per discutere sfide e opportunità, dei lavoratori da una parte e delle aziende dall’altra, che questo cambiamento porta con sé.

Tra gli ospiti ci sarà anche Barbara Cottini, HR Director di Gi Group, una delle principali agenzie per il lavoro a livello internazionale. Barbara ci racconterà in prima persona quello che è stato il percorso di introduzione dello Smart Working e di cambiamento culturale lungo il quale la stiamo affiancando e com’è stato viverlo in tutte le sue sfaccettature.

In seguito al suo intervento svolgeremo insieme a tutti i partecipanti un mini laboratorio sull’utilizzo di uno strumento da noi ideato, lo Smart Working Canvas. Quest’ultimo ha lo scopo di essere un supporto per tutte quelle organizzazioni che vogliono, attraverso il progetto Smartworking, attuare un cambiamento culturale nella propria organizzazione.

E per chi avesse qualche dubbio in merito alla legge che disciplina il Lavoro Agile dal 2017, ci sarà Paola Salazar, la nostra Legal Advisor. Lo scopo dell’intervento di Paola sarà quello di fornire ai partecipanti le basi per dare vita ad un nuovo patto tra azienda e lavoratore che vada oltre gli aspetti prettamente legali. Il regolamento di lavoro agile è una parte del percorso che serve per stabilire le regole ed i principi di un nuovo modo di lavorare.

Dalle 9 alle 13 in via Copernico 38 non mancate! L’iscrizione è gratuita seguendo il link per la registrazione qui sotto!

Il lavoro agile è una “modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

La legge 81 del 2017 così definisce il Lavoro agile inteso come una modalità flessibile di esecuzione della prestazione lavorativa che ha lo scopo di “incrementare la competitività” e “agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro“. Al centro vengono posti i lavoratori e il loro benessere, un dipendente più felice lavora in modo più efficace e l’azienda trae innumerevoli benefici da questo meccanismo. Primo tra questi una maggior efficienza e quindi una maggior competitività.

La chiave: lavorare per obiettivi

Anche conosciuto come Smart working, il Lavoro Agile offre la possibilità al lavoratore subordinato di lavorare “per obiettivi”. Per questo motivo oggi possiamo parlare di lavoro “smart” e quindi, lavoro intelligente. Da un approccio di “controllo” siamo passati ad uno di “raggiungimento” dei risultati e la tecnologia, in questa cornice, gioca un ruolo fondamentale. Senza di essa il lavorare “per obiettivi” sarebbe di fatto impossibile.

Grazie alla tecnologia infatti oggi i lavoratori agili possono lavorare ovunque. Che sia da casa o da un coworking non importa, ciò che è fondamentale è avere una connessione funzionante e l’accesso a tutto il materiale necessario al fine di svolgere le attività che ci si era prefissati di terminare.

Un breve quadro di quello che è e sarà il futuro del lavoro. Senza organizzazione, stili di leadership, autonomia e responsabilità verso i propri dipendenti non sarà possibile transitare verso questo scenario. Scenario che richiede la chiara definizione di specifiche regole di condotta.

Trovate qui l’articolo completo della nostra Paola Salazar.

paola salazar lavoro agile
Paola Salazar

Avete mai pensato a quale possa essere lo spazio giusto per lo smart working?

Giacomo ha 47 anni, è CFO di AMC Italia e vuole portare al più presto all’interno della struttura una cultura più imprenditoriale e agile. Vuole che l’impresa sia guidata da una vision precisa: “Le persone devono lavorare in modo smart e per farlo serve un’azienda smart in tutto”.

Cambiare sede

Il cambio di sede, previsto in 12 mesi, avrebbe potuto rappresentare un primo passo concreto verso questo scenario dal punto di vista degli spazi e soprattutto nell’approccio ad un nuovo modo di lavorare. Purtroppo le proposte ricevute erano troppo focalizzate sulla dimensione estetico-funzionale degli spazi, ma le sfide per Giacomo e il board erano più complesse, perché legate agli approcci lavorativi delle persone e ad alcune abitudini non più funzionali alle sfide di business di AMC.

Un progetto ‘vivo’

Giacomo e tutto il board volevano un progetto ‘vivo’ inserito in una prospettiva a lungo termine, che fosse una leva di cambiamento culturale e non un semplice cambio di sede. Desideravano un progetto sostenibile e completo grazie al quale il management potesse condividere i valori fin dall’inizio cercando di ‘portare a bordo’ tutte le persone.

Quando Smartworking s.r.l. incontra Giacomo gli propone di lavorare in co-progettazione affrontando la sfida di ideare uno spazio di lavoro moderno per cogliere le opportunità di un nuovo modo di collaborare delle persone.
Federico Bianchi e Rosario Carnovale di Smartworking hanno aiutato AMC a realizzare un layout di spazi e tecnologie definitivo, affiancato da un piano di azioni di change management e di digital transformation per dare vita ad una azienda moderna.

Giacomo Montemagno - lo spazio giusto per lo smart workingL’intervista dopo il progetto

Federico Bianchi, founder di Smartworking s.r.l., ripercorre in questa intervista a Giacomo Montemagno le fasi del progetto mettendo in evidenza i primi passi di un’impresa che vuole diventare agile senza prescindere dalla connessione tra persone, tecnologia e spazi.

Inizio ringraziandoti, Giacomo, per il tempo che stai dedicando a questa nostra intervista e per gli spunti che darai ai lettori. Quando ci siamo incontrati hai detto che volevi una azienda smart in modo che le persone potessero lavorare in modo agile, c’è un episodio che ha scatenato questa idea?

L’input forte è arrivato dal direttore generale che non voleva semplicemente traslocare l’azienda. Posso dire sinceramente che non avevo colto subito il messaggio, infatti non intendeva solo l’aspetto materiale o l’adozione di soluzioni tecnologiche per renderci più digitali.
Inizialmente abbiamo pensato a postazioni wireless o sale riunioni con lavagne virtuali ma, nonostante questo non sia stato poi realizzato, abbiamo poi capito che si trattava di condividere l’idea di un cambio di cultura. Una domanda a cui rispondere è stata di sicuro ‘come organizziamo gli spazi?’ ma ci siamo resi conto che prima avremmo dovuto rispondere in modo chiaro a ‘come lavoriamo in questi spazi?’.
Avevamo bisogno di trovare qualcuno, ad esempio un consulente, per cambiare il nostro modo di lavorare e non avremmo potuto farlo da soli perché saremmo stati troppo influenzati dalla nostra esperienza.

Cosa significava lavorare in modo smart per Giacomo Montemagno, all’inizio del progetto? E oggi, cosa è cambiato?

Inizialmente conoscevo il concetto di smart working dal punto di vista del significato più comune, ma non avevo mai approfondito.
Mi sono documentato e ho iniziato a capire che avevamo bisogno di qualcosa che ci facesse sganciare, nel vero senso della parola, dalla postazione di lavoro.
Sono arrivato alla conclusione che, il cambio di sede, è stata una opportunità per cambiare il modo di relazionarci, di ridisegnare i processi partendo dal rapporto tra le persone e, successivamente, poterci dedicare alla progettazione degli arredi e delle strutture per diventare un’azienda smart.

Quali sono le caratteristiche di una persona che lavora in modo smart?

Innanzitutto deve essere in grado di rivedere costantemente quello che fa e come lo fa. Il modo migliore è chiedersi, per esempio: “Ha senso ciò che sto facendo? Ha ancora senso? Perché lo faccio in questo modo?”
Si tratta di mettere in discussione il modo in cui si lavora.
Farsi questo tipo di domande implica doversi dare delle risposte e per farlo, non è necessario essere in ufficio, otto ore davanti al computer o per forza seduti alla propria scrivania.
Probabilmente basterebbe investire tempo nel capire come lavorare nel miglior modo possibile, stando lontano dagli schemi e dal ‘abbiamo sempre fatto così’.

In quali abilità deve allenarsi una persona per lavorare in modo smart?

Ci si deve allenare a lavorare in squadra, riducendo distanze e gerarchie.
Il lavoro agile deve essere una questione che riguarda tutti, tutti devono adottare un atteggiamento smart.
Servono degli esempi concreti, delle indicazioni da seguire, ci devono essere dei percorsi. Per alcuni sarà più facile, per altri sarà più difficile, altri ancora avranno bisogno di più tempo ma una buona squadra sa coinvolgere tutti verso l’obiettivo.

Quali sono le paure più grandi di un CFO, sul lavoro agile?

Credo proprio che sia la perdita di controllo sotto vari aspetti: costi, efficienza o benefici.
Ci si deve rendere conto che viene attivato un processo che ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti perché incide sulla cultura interna che si deve modificare e adattare. Da parte del management è necessario passare da un approccio di controllo ad uno di responsabilità. Solo questo atteggiamento permette allo smart working di garantire la produttività, l’efficacia e il ROI atteso.

E come si affrontano, secondo te?

Innanzitutto, parlo per i miei omologhi CFO o C level in genere, dobbiamo ‘saltare’ e, con coraggio, decidere di puntare sulla responsabilità più che sul controllo, come dicevo prima.
Ognuno di noi, persone di azienda a tutti i livelli, dobbiamo chiederci: “cosa farei se l’azienda fosse mia?”. Credo proprio che sia l’atteggiamento giusto per uscire dall’ottica di dipendente, creando dialogo su ogni cosa e scardinando gerarchie inutili.

In che cosa ti ha cambiato questo progetto?

Di sicuro sto progressivamente abbandonando l’idea di dover controllare tutto. Qualche piccola ansia c’è ancora ma posso dire che non si tratta di una necessità fondamentale.
Se ho bisogno di una conferma la chiedo, se ho un dubbio lo verifico. Ho acquisito consapevolezza che fiducia implica responsabilità e viceversa.

Se potessi conservare un ricordo del lavoro svolto, quale sceglieresti e perché?

Il primo workshop fatto insieme a Rosario e Federico con solo il gruppo dirigente.
Abbiamo veramente messo a nudo il modo di vedere l’azienda di ognuno di noi e le aspettative sul futuro dell’azienda. È stato utile e illuminante dare forma, attraverso le immagini, a ciò che si respira in azienda ed è stato efficace perché l’abbiamo fatto tutti insieme: marketing, HR, settore finanziario.
Ci siamo sentiti accomunati dalla stessa voglia di essere più leggeri e meno pesanti, seppur con obiettivi specifici differenti.

Come immagini AMC tra 10 anni? E Giacomo Montemagno?

Posso dire come mi piacerebbe vederla. Essendo un’azienda di vendita diretta mi piacerebbe vederla connessa in una maniera molto più stretta con la rete commerciale grazie alla tecnologia, all’essere smart e all’essere al passo coi tempi.
Vorrei che diventasse un’azienda attrattiva per i clienti e per chi vuole lavorare in AMC, che abbia una identità riconosciuta internamente ed esternamente.
Io mi auguro che ciò che faccio continui a piacermi e che piaccia a chi deve lavorare con me. Dieci anni però è un tempo troppo lungo per dire quale sarà ‘il mio posto nel mondo’ ma spero comunque di non avere rimpianti.

Immagina di raccontare la tua esperienza al CFO di un’altra azienda. Se volesse imbarcarsi in un cambio culturale per la sua azienda, da dove gli consiglieresti di partire, concretamente?

Gli direi di cominciare col chiedersi dove vuole andare e poi di mettere sul tavolo ciò che sente come un peso.
In ogni caso gli consiglierei di non farlo da solo, ma con persone che possano facilitare un vero e proprio percorso verso il lavoro agile, in grado di aiutarti a cambiare il punto di vista in termini di persone, spazi e tecnologia come è successo a noi in AMC.

Clicca qui per approfondire le attività svolte in AMC

Il Lavoro Agile, nella sua completa definizione e descrizione sarà al centro dell’evento di Giovedì 6 giugno a Parma.

Federico Bianchi sarà ospite e speaker presso Officine On/Off, coworking che ha pensato di organizzare questa mattinata per le organizzazioni che vogliono informarsi sul tema o che già hanno avviato un progetto di smart working. Dal 2017 il Lavoro Agile è infatti diventato una modalità lavorativa riconosciuta al 100% dalla legge italiana. Una volta adempiti gli obblighi burocratici, tre sono i documenti fondamentali, qualsiasi lavoratore subordinato e non può svolgere lo smart working. Nei limiti che la mansione di ciascuno permette s’intende.

L’incontro permetterà di fare luce sui vantaggi ma anche sulle criticità tecniche e burocratiche a cui bisogna fare fronte quando si parla di Lavoro Agile. Si tratta di un incontro informativo gratuito rivolto principalmente alle persone di PMI, startup e grandi aziende interessate a capire tutte le sfaccettature e le attività concrete che fanno di questa modalità lavorativa una risposta concreta alle sfide di business.

Federico presenterà il modo di proporre il Lavoro Agile di Smartworking s.r.l. supportato da casi reali, in particolare quello di AMC Italia. Se volete vedere come attivare concretamente all’interno della vostra azienda lo smart working, questo è il link con tutti i dettagli per l’incontro. http://officineonoff.com/events/smart-working/

E se invece volete dare un’occhiata all’evento passando da Facebook, cliccate qui! Vi aspettiamo!

Il 13 giugno saremo ospiti al Palazzo delle Stelline di Milano per la seconda edizione di “The Humanizing Era”, il convegno di HEI – Human Experience Insights. L’incontro si propone come obiettivo quello di esplorare l’evoluzione del lavoro nella nostra era. Lo Smart Working non poteva mancare in questa cornice.

Per l’occasione infatti, noi di Smartworking srl, porteremo la testimonianza di un caso studio di successo, quello di AMC Italia. Azienda leader nella vendita di prodotti innovativi per la cucina, AMC ha iniziato la collaborazione con noi ormai un paio d’anni fa. In tutto questo periodo abbiamo affiancato il board e il personale a tutti i livelli al fine di sviluppare un progetto solido ed efficace di Smart Working. Oggi il percorso è ancora nel pieno del suo sviluppo, non bastano infatti un paio d’anni per rendere la mentalità di un’azienda agile. Senza dubbio i passi fatti finora sono però notevoli e meritevoli di essere raccontati. Speriamo che possa essere di spunto, una spinta per attivare il cambiamento per molte altre aziende!

Se volete sapere come si è trasformata da ieri ad oggi la realtà di AMC vi aspettiamo all’evento per raccontarvelo meglio! Ecco il link per iscriversi: https://hei.network/the-humanizing-era-seconda-edizione/

Avete iniziato a sperimentare lo Smart Working e lavorare da casa vi è sembrato così meravigliosamente perfetto. Niente più sveglie scomode e stressanti grazie agli orari completamente autogestiti. Addio alle code infernali nel traffico dell’ora di punta della vostra città. Molto più tempo a disposizione, da gestire in totale autonomia e comodamente dalla vostra casa.

Ma, siete sicuri che dopo una settimana di lavoro a gestione “smart” vi sentiate ancora così soddisfatti? Certo, assaporare la tranquillità del lavorare da casa durante la settimana vi è sembrato così appagante. E poi? I primi giorni sono trascorsi, l’euforia è un poco calata, come ci si sente a lavorare con in sottofondo un aspira polvere in funzione da ore? E con i piccoli lavoretti che il vostro caro vicino in pensione adora tanto fare nel giardino? Trovare la concentrazione può non essere sempre così facile. Per non parlare di quel senso di solitudine che avete mentre il mondo continua ad andare avanti anche senza di voi. Insomma, vi siete proprio resi conto che forse trascorrere le giornate con addosso la tuta e quell’aria vagabonda non è il modo migliore di conciliare la vostra vita professionale con quella privata.

E se ci fosse un rimedio alternativo al lavorare da casa e al dover attraversare la città perdendo ore inutilmente?

Il rimedio per fortuna c’è e si chiama Coworking! Ma cos’è il coworking? Nasce nei primi anni 2000 quando alcuni freelance americani si rendono conto che possono evitare di trovarsi tutti i giorni a Starbucks per lavorare. E allora si organizzano prendendo in affitto uno spazio nel quale tutti contribuiscono alle spese. Poi si accorgono che quel luogo aumenta le possibilità di creare delle sinergie e, a questo punto, il coworking esplode perché aiuta le persone a realizzare a lavorare meglio.

Noi ci crediamo da sempre, siamo nati perché secondo noi il modo migliore per lavorare è poter scegliere tra luoghi diversi che rispondano in ogni momento al bisogno che abbiamo per poter creare sinergia con il nostro lavoro. A volte vogliamo stare in movimento, altre stare da soli, altre con il desiderio di relazionarci con i colleghi in ufficio. E’ un bisogno di tutti quello di trovare il luogo giusto per pensare alle cose giuste? È un’utopia poter scegliere dove e come inseguire i propri obiettivi?

A queste domande ci siamo dati una risposta e da questa è iniziata l’avventura che stiamo vivendo oggi.

Il primo esperimento

Nel 2016 abbiamo fatto il primo esperimento, durante la 3° giornata del lavoro agile siamo riusciti a portare più di 80 persone in oltre 30 spazi di coworking. Il risultato ci ha dato fiducia perché lavorare in un luogo di coworking rende più produttivi (del 30%) e permette comunque di conciliare gli aspetti della vita privata.

E allora, che cosa stai aspettando? La settimana del lavoro agile organizzata dal comune di Milano è appena iniziata e con lei tutte le sue attività! È il momento giusto di provare gratuitamente tutti i vantaggi offerti dal coworking! Come fare? Semplicissimo, basta collegarti alla nostra webapp che ti permette di scegliere lo spazio coworking più vicino a te ad alle tue esigenze e con qualche click la tua giornata lavorativa può iniziare!

Questa settimana gli spazi di coworking messi a disposizione sulla nostra piattaforma sono utilizzabili gratuitamente a tutti coloro che hanno voglia di essere dei veri lavoratori smart!

Ti troverai in ambienti diversi, forniti di connessione wifi, una sedia ed una scrivania ergonomiche ma soprattutto un luogo di scambio e di opportunità per lavorare bene, accrescere le tue professionalità o semplicemente per conoscere nuove persone. Molto meglio che lavorare da casa, non credi?

Il nostro impegno non si limita a portare i lavoratori nei Coworking. Vogliamo aiutare le aziende a rendere i progetti di Smartworking strategici per il proprio business. Siamo convinti che questo obiettivo può essere raggiunto solo se si ragiona sulla ricerca del punto di incontro tra i bisogni dei lavoratori e gli obiettivi dell’azienda.

Vi vogliamo raccontare due storie diverse, ma simili, che potrebbero mettere in discussione quei capisaldi sui quali abbiamo impostato la nostra vita professionale e sociale.

In entrambe è possibile leggere la volontà di promuovere e mantenere il più alto grado di soddisfazione fisica, psicologica e sociale teorizzato dal modello del “benessere organizzativo”. La prospettiva, però, è qui diversa. Fino ad oggi, il compito di garante era prerogativa dell’azienda. Nelle nostre storie sono, invece, i lavoratori che sono diventati artefici del proprio benessere e l’azienda li accompagna con la fiducia.

I nostri protagonisti sono Michele e Laura (i nomi sono di fantasia, ma le le storie sono vere). Entrambi hanno scelto di lavorare a Milano. Ma, soprattutto, tutti e due hanno deciso di cambiare il loro approccio al lavoro.

Michele, l’imprenditore

Michele è un imprenditore bergamasco con alle spalle anni di esperienza e un’attività ben avviata, ma ad un certo punto decide di avventurarsi in un nuovo e ambizioso progetto. Oggi alterna l’attività da casa a quella svolta in uno dei tanti coworking presenti sul territorio milanese. O sui treni che lo portano ai tanti appuntamenti, oppure in una biblioteca vicino alla sua abitazione. Afferma entusiasta che, da quando ha riorganizzato spazi e tempi, la sua vita è migliorata sotto diversi profili.

Ne ha tratto vantaggi perché non usa l’auto, bensì i mezzi pubblici. Sfrutta appieno il suo abbonamento alternando treni, bus, tram e bike sharing (Bikemi e LaBigi). Spesso si muove a piedi, e utilizzando l’apposita applicazione “salute” del suo smartphone Google Fit (Apple Health per chi possiede un iPhone) si è dato un semplice traguardo giornaliero: fare almeno 75 minuti a piedi o in bicicletta. Quando appare l’icona del raggiungimento dell’obiettivo si sente gratificato ed il suo cervello produce dopamina.

Per lui, insomma, i continui spostamenti sono diventati l’occasione per abbandonare uno stile di vita sedentario, essere dinamico e incontrare sempre persone diverse e culturalmente stimolanti, oltre che nuovi possibili clienti. Dice: «Il mio “ufficio” apre alle 9.02 quando parte il treno che devo prendere, ho già accompagnato i miei figli a scuola e ho 50 minuti di viaggio per me per organizzare il lavoro e fare qualche telefonata. Lavorare a Milano abitando in provincia si può fare benissimo, basta non prendere il treno delle 8.00, e, se non ho necessità di spostarmi da Bergamo, uso la mia abitazione. Oppure lavoro in un coworking vicino a casa dove riesco a concentrarmi e non mi sento solo».

Naturalmente quella che può sembrare una situazione idilliaca va abbinata ad una condizione di lavoro flessibile in cui gli orari non sono rigidi e ad essere valutato è il risultato. Indipendentemente dal tempo che si è impiegato per raggiungerlo.

Laura, la Project Manager

Laura, project manager, quarant’anni e due figli, avrebbe potuto continuare a lavorare nella sua piccola realtà di provincia, vicino casa, adagiandosi su una situazione statica e apparentemente comoda. Lasciandosi andare di tanto in tanto a qualche vagheggiamento su un futuro lavorativo maggiormente appagante. Ma lei no. Lei, mamma geek, vuole essere “smart”. Ogni giorno trascorre 4 ore della sua vita sui mezzi pubblici, ma per lei questo non è un tempo sprecato, o sottratto alla sua famiglia, anzi è uno spazio da dedicare solo a sé stessa. Legge, studia, scarica le tensioni accumulate in una giornata lavorativa, liberando la mente per essere pronta ad abbracciare i suoi bambini. Sostiene convinta: «…la mia è una scelta di comodo». Nel sentire ciò che racconta rimaniamo perplessi, ma Laura ribadisce che per lei spostarsi ogni giorno da Como a Milano, nonostante il treno ed i suoi ritardi, non è un peso, ma una possibilità.

Anche i suoi sono orari abbastanza flessibili e ogni tanto le è concesso lavorare da casa; lei, però, preferisce muoversi perché vuole incontrare altri professionisti come lei.

Il viaggio è parte integrante del suo modo di lavorare “smart” e le consente di conciliare vita e lavoro senza rinunciare ai propri interessi.

La routine ci fa poi così bene?

Siamo soliti pensare che una routine quotidiana costituita da un luogo lavorativo fisso, da orari prestabiliti, dai soliti colleghi ecc., sia il presupposto di un’esistenza serena e priva di stress. Dopo aver letto questo breve articolo dovremmo chiederci: ma è davvero così? E soprattutto lo è al giorno d’oggi in un’era di profondi cambiamenti?

Immagine: Papercollage di Vincenzo Musacchio

Mi chiamo Micke, ma anche Malm se vuoi il piano estraibile. Arkelstorp se la tira un po’ perché ha i cassetti e puoi allungare le gambe… Sono la tua scrivania, quella che costa poco ma non pochissimo, che mantiene i tratti nordici di rigore e semplicità, poi le piantine e le piadine le porti tu.

Perché dovrei portare pane e rose?

Perché la sostanza e la bellezza da coltivare sono i diritti fondamentali, qualunque mestiere tu faccia, in qualunque posto tu lo faccia. Lo sono a prescindere da me e da quello che rappresento.

Cosa rappresenti, scrivania?

Sono la tua sicurezza, quel pezzo a cui ti appoggi ogni mattina da chissà quanti anni tutti uguali. Sono la certezza che tu ci sei ancora, sopravvissuta a traslochi, cambi di sede, colleghi in pensione o in aspettativa, maternità, premi e punizioni. Non sono un elemento di arredo soltanto, non faccio ambiente, semmai scelgo le persone.

La scrivania lavora nelle risorse umane?

Vorrei lavorare veramente per loro, diventare più mobile di quanto non sia per natura, cambiare ufficio per qualche giorno, restare vuota e rischiare la polvere. Sarebbe un atto di generosità verso chi ancora si attacca a me come zattera nell’open space caotico oppure vuoto… Che pena, insicuro lavoratore moderno. Vecchio! Non hai capito che basta meno per lavorare in pace?

Ma allora cosa sarà di te, se ti muovi lontano da chi ti vuole?

Non pensarmi arredo, ti ho detto che io scelgo le persone: ci sarò sempre per chi mi tratta, bene o male, senza farmi status né symbol di un’era che è finita, quella con gli uffici e i minuti tutti uguali. Resto, ma senza divisa semmai mi faccio condivisa, divento sharing desk… Suono meglio, in inglese?

Sharing desk, la scrivania non mi appartiene: tu scegli me e io scelgo te, con un sistema a prenotazione dentro spazi di coworking ma anche dentro la stessa azienda che si rinnova. Dico bene?

Faccio risparmiare metri quadri, metto a disposizione tutta me stessa e permetto a voi di conoscervi meglio e costruire reti in cui scambiate competenze e soddisfazioni, documenti e preoccupazioni. Faccio anche la rima, all’occorrenza.

Non ti manca una persona in particolare? Non hai nostalgia di quel lavoratore e delle sue abitudini quotidiane? Scommetto che lui o lei sente il bisogno di averti tutta per sé.

Le abitudini sono care. Sia chiaro, non voglio distruggere nulla e un luogo dove approdare serve a tutti. Tuttavia il primo luogo, con tanto di confini, amici e collaboratori, progetti ed emozioni che lo rendono ancora più caro, lo portiamo già dentro di noi. Nessuna scrivania lo renderà più stabile, più importante, più degno di attenzione e di utilità sociale. Provate a pensare il vostro lavoro senza di me. Poi cercatemi di nuovo, io ci sarò sempre, per uno e per tutti.


L’autrice del post: Alessia Rapone, giornalista e copywriter. Lavora per la comunicazione interna di una grande azienda e realizza progetti multimediali. Affascinata dall’audio, è autrice di racconti e documentari per la radio, fra cui Parole in cuffia (2011), Condominium. Come ti rompo le scatole (2014), Smart working. Contro il logorio della vita moderna (2015).  

Immagine: Papercollage di Vincenzo Musacchio

Alessia Rapone, giornalista e copywriter. Lavora per la comunicazione interna di una grande azienda e realizza progetti multimediali. Affascinata dall’audio, è autrice di racconti e documentari per la radio, fra cui Parole in cuffia (2011), Condominium. Come ti rompo le scatole (2014), Smart working. Contro il logorio della vita moderna (2015). 

Alessia ha realizzato per noi anche le interviste a Federico Bianchi C.E.O. di Smartworking S.r.l. (che puoi leggere a questo link) e a Rosario Carnovale dipendente e smartworker convinto (che puoi leggere a questo link).


Quando facevo l’università c’erano alcuni libri che bisognava assolutamente avere, uno era Oltre il senso del luogo, di Joshua Meyrowitz, edizioni Baskerville. Titolo invitante per seguire, in più di 500 pagine, il racconto di come i media elettronici avessero cambiato la percezione di spazi e di tempi, la fruizione delle notizie, la relazione fra persone e prima di tutto la costruzione della propria identità. Un processo destinato a continuare, mancava solo l’ultimo tassello, il lavoro.

Ogni giorno in cui rimango intrappolata nella metropolitana che fa ritardo o per guasti tecnici si blocca, ogni volta che l’amministrazione della città si mostra incapace di fronteggiare un temporale e la pioggia diventa subito “paralisi alluvione”, ripenso al titolo di quel libro del 1995 e sorrido nonostante tutto: potrei dare un clic a distanza con la tazza di caffè di casa mia in mano, scrivere furiosamente per ore e telefonare dall’altra parte del mondo così come dare una voce veloce al collega… Perché non lo faccio, perché non lo facciamo?

Quali tensioni ci portiamo dentro e quali proposte condividiamo fuori? Cosa stiamo sperimentando?

Essere Smart prima nella testa

Nel giro italiano e olandese realizzato per il documentario radiofonico di Radio 3 Smart working. Contro il logorio della vita moderna ho incontrato persone “smart” nella testa prima che negli orari e nei luoghi di lavoro, ho ascoltato storie dell’Italia di Fantozzi, che quest’anno compie 40 anni, mi sono convinta ancora una volta che l’attaccamento al lavoro non passa sempre e comunque per la sedia e la scrivanie personali tutto il giorno tutti i giorni ma è legato a progetti diversi in tempi definiti e modalità concordate e che il dipendente di un’azienda resta dipendente anche senza il suono del badge che segna l’ingresso e l’uscita dallo stesso edificio: centri di coworking in punti strategici della città per pendolari urbani, caffè attrezzati, la propria casa così come spazi più ampi e creativi possono permettere un tempo del lavoro nuovo e proficuo. E l’open space non è necessariamente apertura di spazi mentali.

Hanno riflettuto e scherzato con me seri professionisti di grandi aziende, sindacalisti, free lance e dipendenti di lungo corso. Le parole che ricorrevano erano curiosità e coraggio, anche paura. Quest’ultima legata a falle nei percorsi di carriera e alla socializzazione sul luogo di lavoro, le prime necessarie per fare il salto e permettere dunque di risparmiare sui costi e liberare energie.

La routine non deve ostacolarci

Non serve la metro rotta e il nubifragio per voler credere nella fedeltà del dipendente da una parte così come nei piani di sviluppo delle Risorse Umane dall’altra: dobbiamo andare “oltre il senso del luogo” e staccarci da abitudini pur rassicuranti come la pausa caffè coi colleghi alla stessa ora, la riunione del venerdì, giovedì gnocchi. Serve la testa. E una normativa che tuteli il lavoratore, gli impedisca di essere pronto h24 e ne riconosca merito ed idee, spirito di squadra e goal in campionato. Questo è lo smart working.

E io? Io dipendo dagli orari dell’ufficio e dai progetti, dai responsabili e dal mio senso di responsabilità, dai tempi della metropolitana – si è capito che l’argomento mi sta a cuore? Vivo a Roma – e dal mio tempo interiore. In sintesi, dal fatto che mi piace quello che faccio e che racconto.

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