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La comunicazione vede (nella maggior parte dei casi) due attori coinvolti. Chi parla, che comunica attivamente qualcosa e chi ascolta, che riceve le informazioni e che, in qualche modo, comunica più passivamente (ma non per questo meno). Non esiste comunicazione che non preveda questo tipo di processo, mittente e destinatario. O meglio, se esiste, non andremo oggi ad approfondire.

Comunicare sempre

Questa doverosa premessa perchè? Perchè comunicare è un principio base, non esiste rapporto, processo, relazione che non si fondi sulla comunicazione. La comunicazione è così intrinsicamente parte di noi da non renderci conto e farci dare spesso per scontato che ogni nostro gesto, azione o espressione (e non solo parola), è comunicazione. Questa è una regola che vale sempre.

Lo smart working non sfugge a questa regola. Ma ci spieghiamo meglio. Un progetto di lavoro agile rientra in quei famosi “processi di cambiamento” che non possono esimersi dall’essere accompagnati da una comunicazione efficace. Nel momento in cui si decide di intraprendere un percorso di questo genere la prima cosa da fare è renderne tutti partecipi. Per tutti intendiamo dire tutte le persone che fanno parte di una determinata realtà lavorativa, che sia un’azienda composta da tre dipendenti o da tremila. Il principio non cambia, il successo del progetto dipende, anche e in buona parte, da questo.

Qui entra in gioco il processo mittente/destinatario, dove il manager veste i panni del mittente e i collaboratori vestono quelli del destinatario. Fondamentale, affinchè la comunicazione sia efficace e trasparente, è che entrmabi i soggetti siano parte attiva nel processo, che va pensato e strutturato nel dettaglio.

Perchè è così fondamentale comunicare?

Per fare qualche esempio:

  • Impostare una progettazione coerente
  • Coinvolgere i key stakeholder nel modo giusto
  • Rispecchiare l’identità/cultura dell’organizzazione
  • Far sentire protagonisti tutti

Ci sono poi strumenti e pratiche a supporto della comunicazione aziendale, nulla è lasciato al caso. Anche perchè si tratta di un passaggio fondamentale e delicato che deve essere gestito con cura. Non è semplice, per questo esistono professionisti che affiancano manager e hr al fine di comunicare nel miglior modo possibile il progetto in corso.

Un webinar ad hoc

Se vuoi saperne di più, il 4 febbraio 2022 alle ore 9.30 terremo un webinar proprio su questo tema. Insieme a noi ci sarà anche Roberta Zantedeschi, coach aziendale ed esperta di comunicazione efficace che da anni opera in questo ambito. Se ti interessa puoi partecipare anche tu, l’iscrizione è gratuita!

Il focus di oggi sono i comportamenti, comportamenti agili più precisamente.

L’obiettivo

Quali sono i comportamenti chiave da tenere sempre allenati al fine di vincere le sfide del lavoro ibrido?

Parole come collaborazione, autonomia, pianificazione, customer focus e comunicazione diventano cruciali per essere un team veramente agile che vince le sfide di un nuovo modo di lavorare. I manager, in quanto “responsabili” e quindi esempio di un determinato gruppo di persone, sono i primi che devono farsi portatori della corretta messa in atto di questi comportamenti.

Cosa troverai all’interno

Troverai una pratica e veloce guida che ti illustrerà i cinque comportamenti che, secondo la nostra esperienza, sono i principali da tenere in considerazione per avere un team coeso ed efficace. Ad ogni comportamento è poi associata una “scala di valutazione” al fine di comprendere quanto è realmente allenato quel determinato comportamento.

Come tutte le mini guide, è rivolta ai professionisti delle Risorse Umane e ai manager alla guida di team, piccoli, medi o grandi. Ciò non toglie che chiunque possa scaricarla

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Il tema di oggi è la sostenbilità dello smart working per il tuo team. È veramente possibile misurarla?

L’obiettivo

Per affrontare al meglio la nuova sfida del lavoro ibrido e aiutare i manager a comprendere come gestire il proprio team in modo efficace e consapevole rispetto alle attività di collaborazione, abbiamo progettato uno strumento che ti permetterà di compiere le scelte più opportune al fine di organizzare il lavoro agile. Stiamo parlando della collaboration map.

Una vera e propria mappa in grado di aiutarti ad individuare tutte le attività del tuo team e il loro grado di remotizzabilità. Questo al fine di stabilire, in modo oggettivo, quanti giorni sia necessario essere presenti in ufficio e quanti è possibile lavorare da remoto senza per questo essere meno efficaci. Questo l’obiettivo della guida.

Cosa troverai all’interno

Troverai una pratica e veloce guida che ti aiuterà a fare un’analisi del livello di sostenibilità dello smart working per il tuo team. Attraverso delle domande-guida potrai collocare le attività rispetto al loro grado di sostenibilità e capire quali:

  • continuare a farle da remoto,
  • portarle in presenza,
  • remotizzarle e portarle avanti con il supporto di un facilitatore.

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Il tema di oggi è lo Smart Working Canvas.

L’obiettivo

Lo Smart Working Canvas è uno strumento di cui abbiamo ampiamente parlato nei nostri articoli, webinar e post sui social. Chi ci segue da tempo lo sa bene. Per chi non ha mai sentito questo nome può farsi un’idea leggendo questo articolo introduttivo. L’obiettivo della guida, e più in generale dello strumento stesso, è quello di aiutare ad allineare gli stakeholder, definire le azioni chiave e comunicare il progetto di Lavoro Agile.

Questa pratica ha facilitato molti team a condividere idee e pianificare i passi necessari per poter affrontare al meglio il tipo di cambiamento che il lavoro agile comporta.

Cosa troverai all’interno

Troverai una pratica e veloce guida che ti aiuterà a fare il primo passo verso l’agilità. Attraverso l’illustrazione delle diverse aree che compongono il Canvas e le attività chiave per organizzare il workshop di progettazione potrai procedere con l’avvio di un reale cambiamento organizzativo.

Come tutte le mini guide, è rivolta ai professionisti delle Risorse Umane e ai manager alla guida di team, piccoli, medi o grandi. Ciò non toglie che chiunque possa scaricarla

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Invece dei soliti vademecum nati durante la pandemia abbiamo pensato a qualcosa di più pratico e coinvolgente, brevi guide “smart” che ti affiancheranno nella costruzioni di poche semplici regole al fine di collaborare al meglio con il tuo team. “Collaborare al meglio“ può voler dire tante cose lo sappiamo bene, per questo di guide non ce ne sarà soltanto una. Ad oggi sono quattro e continueranno a crescere. Il focus di oggi è la collaborazione di team, e perchè no, anche tra team.

L’obiettivo

Darsi le giuste regole per collaborare da remoto in modo efficace. Da dove partire?

Generare delle regole condivise che siano in linea con gli obiettivi che il team stesso ha rispetto alla propria organizzazione non è così semplice ed immediato. Per questo spesso si innescano una serie di meccanismi fatti di incomprensioni, overworking, video call infinite e molto altro. Il nostro obiettivo, attraverso questa guida, è aiutarti a prevenire tutto ciò.

Cosa troverai all’interno

La guida ti illustrerà gli step da seguire al fine di definire delle best practice di collaborazione con il tuo team. Attraverso quella che sarà la creazione di un patto, le regole saranno co-create e condivise da tutti. Il processo da seguire è semplice, non dovrai far altro che seguire tutti i passi illustrati nella guida e coinvolgere le tue persone affinchè il contributo di tutti semplicemente emerga.

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Un cambiamento inevitabile

Il mondo del lavoro sta cambiando, è sotto gli occhi di tutti, quale sarà la forma definitiva che assumerà è impossibile dirlo ora, probabilmente sarà una forma ibrida. Ciò che possiamo affermare con certezza è che questo cambiamento coinvolgerà ed anzi, ha già coinvolto, inevitabilmente anche gli spazi legati alla casa e all’ufficio. 

Di spazi noi ci occupiamo da tempo, nel farlo ci appoggiamo a due architetti che sono allo stesso tempo partner e alleati nei nostri progetti. Parliamo di Rachele Storai e Raffaele Sabbadini. Ci siamo conosciuti in uno spazio di coworking a Milano qualche anno fa e abbiamo iniziato a collaborare insieme. Con loro oggi abbiamo fatto alcune riflessioni.

La contaminazione della casa

In quella che potremmo definire la prima grande ondata, l’anno scorso, tutti abbiamo dovuto portare il lavoro a casa e quindi, in un certo senso, anche un pò l’ufficio. C’è stata una contaminazione degli spazi privati che è avvenuta senza che ce ne rendessimo conto. C’è chi si è abituato a lavorare in autonomia, in solitudine, in silenzio e chi invece ha riscontrato maggiori difficoltà di concentrazione. A causa degli spazi ridotti o poco organizzati (giustamente) per accogliere una postazione di lavoro, a causa della presenza di figli e di altre mille distrazioni. Questa contaminazione non è stata facile da gestire, ne abbiamo parlato con Rachele in un episodio delle nostre Colazioni Agili che vi riportiamo qui e su cui facciamo un breve focus.

FOCUS

Laura aveva appena comprato casa a Milano, una casa non troppo grande, doveva essere un punto d’appoggio in città. Scoppia la pandemia. Laura si trova in questa casa vuota, ancora da arredare, e con una serie di attività lavorative da portare avanti. 

Chiede aiuto a Rachele, insieme ridisegnano gli spazi in funzione delle nuove priorità che non sono più quelle di avere un punto di appoggio per la notte e poco altro. Ora Laura in quella casa deve trascorrere tutte le sue intere giornate. Con Rachele trovano una soluzione e Laura da quel momento in poi riesce a lavorare efficacemente da casa avendo a disposizione un piccolo angolo adibito a postazione di lavoro.

L’ufficio si è introdotto nella casa di Laura durante la pandemia e le necessità si sono ribaltate ma la soluzione a cui sono giunte Laura e Rachele è stata più che soddisfacente.

La contaminazione dell’ufficio

La casa è stata contaminata, ma come non pensare che lo sia stato anche l’ufficio?

La stessa cosa sta infatti succedendo per gli spazi di lavoro. Basti pensare ai nuovi condomini progettati con spazi di coworking al loro interno, ai nuovi uffici con nursery e pet friendly. Questa ibridazione degli spazi che sta avvenendo sempre più frequentemente ci porta a ripensare il concetto di ufficio e casa come entità a sé stanti. Se molte aziende proseguiranno nella direzione dello smart working l’ufficio diventerà importante come luogo di condivisione e aggregazione, la sua funzione sarà sempre più quella di ritrovo per co creare e progettare insieme ai colleghi. 

Per fare un esempio concreto riportiamo il caso raccontato da Raffaele sempre in una Colazione Agile che puoi rivedere qui.

FOCUS

Prima del Covid un’agenzia di comunicazione di Milano aveva progettato i nuovi uffici con l’aiuto di Raffaele e altri professionisti. Spazi open, phone bot, share desk e altre caratteristiche tipiche degli uffici più moderni.

Dopo il covid questa azienda ha ricontattato gli architetti, piano piano stanno rientrando in ufficio e si sono resi conto che ad oggi in presenza si “danno fastidio” a vicenda. 

Gli spazi open amplificano rumori, voci e suoni a livello acustico. La diffusione del suono non li aiuta a riprendere con serenità e hanno così chiesto aiuto per riorganizzare nuovamente gli spazi in funzione delle nuove necessità. 

La richiesta è comune ad altre società, oggi la priorità è diventata quella di avere un comfort acustico, avere quindi degli spazi chiusi in cui poter lavorare, sia singolarmente che in team. Avere phone bot più grandi, vetrate a dividere gli spazi e pannelli per l’assorbimento acustico.

Dalla casa, all’ufficio, alla città

Siamo partiti dalla casa per arrivare all’ufficio ed infine a colei che ospita entrambi, la città. Oggi si parla molto di città in 15 minuti, il concetto di riuscire quindi a reperire tutti i servizi di cui abbiamo bisogno in 15 minuti. Si parla di riqualificazione dei borghi che si stanno adoperando sempre meglio per ospitare i lavoratori in workation. C’è una maggiore attenzione alla sostenibilità e alla mobilità per gli spostamenti dei lavoratori.

Come cambierà il rapporto città e luoghi di lavoro in futuro? Sicuramente qualcosa cambierà, ci sarà la necessità di congestionare meno i mezzi pubblici, la possibilità di lavorare in posti diversi dalla città, più in generale ci sarà una ridefinizione degli spazi e dei confini di “dove lavorare” che saranno sempre meno definiti e sempre più labili.

In questa riflessione l’elemento fondamentale sono le persone ed in particolare, i leader. La scala dell’ufficio è cambiata così come lo sono gli spostamenti e quindi la città, è fondamentale ora che chi guida i team sia in grado di dare e mantenere armonia ed equilibrio. Dare la possibilità alle persone di scegliere da dove lavorare in funzione dell’attività da svolgere. 

L’ufficio del futuro è fatto di spazi nuovi, nuovi modi di spostarsi, vedere la città e di leader agili.

Un po’ alla volta ci stiamo riappropriando del valore delle nostre giornate. Abbiamo trascorso un anno e mezzo lavorando da remoto, con una connessione pressoché costante. Abbiamo dato valore e significato al termine “disconnessione” – se non fosse stato ancora abbastanza chiaro soprattutto declinato come dovere di disconnessione, come ho già scritto in altro approfondimento specifico dedicato a questo tema. Abbiamo compreso che il benessere risiede in questo diritto/dovere fondamentale che vuol dire, prima di tutto, rispettare (e far rispettare) le pause, rispettare (e far rispettare) l’orario di lavoro e i tempi di non lavoro, che siano condivisi con il capo e i colleghi, che siano quelli che pratichiamo abitualmente in azienda o quelli concordati per il lavoro da remoto.

Disconettersi per conciliare

Che ci consentano anche la conciliazione vita-lavoro o di immergerci nella natura. Che siano i meccanismi di gestione del tempo che ci consentano di mangiare con attenzione al gusto del cibo oppure che ci consentano di giocare con nostro figlio e di seguirlo negli studi, così come quelli che ci consentano di concentrarci su un compito, che sia di lavoro o di non lavoro. Perché il nostro cervello per lavorare bene ha bisogno di pause. Vere pause.

Forse chi si è dato l’opportunità di sperimentare il vero “smart working”, chi ne ha compreso il vero valore in termini di autonomia, responsabilità, fiducia, collaborazione (e mi riferisco ad entrambe le parti del rapporto di lavoro, datore di lavoro e lavoratore), può oggi affrontare con maggiore consapevolezza alcune delle possibili evoluzioni di questo straordinario modello di organizzazione del lavoro che la pandemia ha finalmente sdoganato.

La prima evoluzione

La prima evoluzione dello smart working è quella che in letteratura si inizia a definire “modello ibrido”. Qui è necessario fare una precisazione. Il termine “lavoro ibrido” è comparso in questi ultimi anni in molte occasioni a definire il lavoro attraverso piattaforma (nella maggior parte dei casi a definire in realtà il lavoro dei rider) perché di fatto a metà tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. Avendo già nell’ordinamento giuridico il lavoro parasubordinato (le cococo), alcuni hanno preferito iniziare a declinare il lavoro dei rider (che propriamente sarebbe in base alla legge lavoro autonomo ma che alcuni player del settore stanno iniziando ad inquadrare nell’ambito del lavoro subordinato, considerata anche la posizione assunta sul punto dalla giurisprudenza) proprio come lavoro “ibrido”. Perché autonomo per struttura ma con alcune delle tutele previste per il lavoro subordinato, quali minimo salariale e sicurezza.

Il “modello ibrido” cui invece si fa riferimento in letteratura come nuovo modello organizzativo del lavoro che include anche il lavoro da remoto (il vero smart working) è qualcosa di più ampio. Coinvolge anche la tecnologia e i comportamenti, il lavoro parte in presenza e parte in remoto caratterizzato dall’uso degli strumenti tecnologici e strutturato in base a obiettivi definiti. Quindi caratterizzato non dal controllo continuativo sulla prestazione ma dalla scomposizione del lavoro “per fasi, cicli e obiettivi” e dalla verifica del raggiungimento di specifici obiettivi. Lavoro per cui la presenza in sede non diviene funzionale all’oggetto della prestazione lavorativa, quanto piuttosto alla opportunità di gestire con autonomia e responsabilità i tempi e le fasi del lavoro. Accompagnandosi anche alla necessità di fare relazione, di creare occasione per sviluppare sinergie su specifici progetti, per partecipare a riunioni mirate.

Come stanno facendo molte grandi aziende le quali nel post-pandemia stanno prevedendo un progressivo rientro in sede nella consapevolezza dell’importanza che ha una parte di lavoro in presenza per la socializzazione, le relazioni e la creatività. Aziende che stanno sperimentando appunto soluzioni “ibride” che consentano di connettersi e di collaborare sia in presenza sia virtualmente.

La seconda evoluzione

La seconda importante evoluzione è quella data oggi dalla possibilità di allargare lo sguardo oltre i confini dell’ufficio e di guardare anche al territorio come spazio di lavoro. Territorio inteso come territorio vicino, un po’ più lontano e in alcuni casi anche oltre confine. Una delle tendenze che si è sviluppata nell’ultimo anno – proprio grazie alla costrizione del lavoro da remoto durante il primo lockdown – è quello del lavoro svolto non tanto dal domicilio abituale – quello in pratica vicino al luogo di lavoro – ma da altre dimore elette durante i mesi più duri di pandemia a dimore abituali.

Ecco che si sono così avviate interessanti esperienze di lavoro dai borghi, dai piccoli centri, dalla montagna, dal sud. In pratica da luoghi in Italia dove le persone – anche quelle che erano emigrate all’estero per lavoro – hanno scelto di tornare. È anche nata un’associazione – Sudworking o Southworking – la quale ha raggruppato proprio persone che rientrate in Italia, nei luoghi di origine, durante il primo lockdown, hanno dato voce agli aspetti positivi di questo ritorno e ripopolamento non solo del nostro bellissimo sud ma anche dei piccoli centri (connessione permettendo, pre-requisito tecnico indispensabile).

Potenziale oltre confine

L’immediata conseguenza che possiamo ricavare da questa tendenza avviata dalla pandemia e che sta iniziando a prendere consistentemente piede (alcuni hanno ad esempio deciso di trasferirsi in piccole città lontane non più di un’ora dalle metropoli più grandi quali Milano e Roma pur mantenendo il lavoro in queste città) è data dalla possibilità di sfruttarne le potenzialità anche oltre confine. Alcune aziende italiane hanno iniziato a ricercare talenti e figure tecniche particolarmente specializzate all’estero, decidendo però di lasciarle vivere nel paese di origine. Specularmente, molte aziende straniere e multinazionali stanno iniziando a valutare piani di assunzione che prevedono appunto di lasciare queste figure altamente specializzate nei loro paesi di origine.

Si tratta di accordi possibili che sono destinati a figure specifiche – freelance, figure senior, tecnici – ma che vanno ben strutturati. Non vi sono infatti complicazioni particolari dal punto di vista contrattuale se non l’attenta valutazione della legge applicabile al contratto di lavoro, mentre gli aspetti di maggiore complessità nascono dal punto di vista fiscale e previdenziale. La permanenza della residenza fiscale nel paese di origine influisce infatti sugli adempimenti fiscali – anche in capo al lavoratore – in base al modello OCSE, quando sia possibile (o non possibile) recuperare il credito di imposta per le imposte trattenute in Italia dal datore di lavoro che opera come sostituto d’imposta. Mentre è sul versante previdenziale che si generano le maggiori complicazioni, da sistemare in base alle convenzioni internazionali (ove esistenti) e ai regolamenti comunitari in materia di sicurezza sociale.

A volte si generano infatti complicazioni di difficile soluzione quando non vi sia la piena collaborazione interna tra le diverse istituzioni competenti nei vari paesi. Questo perché il luogo in cui risiede il lavoratore è di solito il luogo che governa l’accesso alle prestazioni previdenziali (ad esempio, malattia, maternità etc.). Mentre la copertura della prestazione – attraverso il pagamento dei contributi previdenziali – resta in capo al datore di lavoro nel paese in cui il lavoratore è stato assunto e dove si è perfezionato il contratto di lavoro.

Gestione consapevole

Solitamente residenza del lavoratore e sede del datore di lavoro coincidono nello stesso paese. Quando questi due elementi non coincidono, si possono creare delle complicazioni che possono essere gestite ma vanno prese in considerazione e valutate preliminarmente con attenzione in sede di perfezionamento del contratto di lavoro. 

Il lavoro da remoto sta aprendo molte potenzialità di innovazione organizzativa, anche sul versante della gestione amministrativa del rapporto di lavoro. È bene prenderne consapevolezza.

Avvocato giuslavorista ed esperta di lavoro agile
Articolo a cura dell’avv. Paola Salazar – Salazarlavoro

Con l’obiettivo di unire le competenze (contratti e smart working) per affrontare in maniera significativa un tema così delicato sia a livello organizzativo che da un punto di vista legale, anche in prospettiva del termine del lavoro agile emergenziale, abbiamo stretto una partnership con la Commissione di Certificazione dell’università di Siena. Partnership che ha dato vita ad un nuovo progetto che ora ti raccontiamo.

OBIETTIVO

L’Online Program, che abbiamo chiamato Avvio di un progetto di SMART WORKING post pandemia, nasce con un obiettivo molto preciso, quello di aiutare le organizzazioni a porre le basi per un reale cambiamento organizzativo.

Come? Attraverso una riflessione sul ruolo dello smart working nella propria organizzazione a partire proprio dal Regolamento, inteso come un nuovo patto tra lavoratore e azienda. Solo in questo modo è possibile creare le basi per un progetto efficace e in accordo con le leggi in vigore. 

PERCORSO

Insieme all’università di Siena abbiamo pensato di suddividere il percorso formativo in quattro lezioni, quattro momenti di mezza giornata ciascuno. I motivi dietro la scelta di strutturare un così breve percorso sono diversi, sicuramente uno dei principali è dato dalla necessità di mettere un pò di ordine. Di formalizzare il caos causato dall’emergenza con un regolamento, che non sia però un mero atto amministrativo, ma qualcosa che l’organizzazione e le sue persone condividono e in cui si rispecchiano.

Un altro motivo è sicuramente dato dall’avvicinarsi del ritorno alla “normalità”. I tempi della sperimentazione sono terminati, ora è il momento di concretizzare, di strutturare e fare propri metodologie e strumenti. In parole povere, non c’è tempo da perdere! Il percorso partirà infatti a giugno e terminerà a luglio.

MODULI

Ecco brevemente i contenuti che saranno affrontati nei 4 moduli, ciascuno rispettivamente tenuto dal docente di riferimento.

  1. Primo incontro – Organizzazione agile

Attraverso la presentazione di alcuni casi studio ed il coinvolgimento dei partecipanti verranno analizzati i molteplici aspetti che un progetto di Smart Working deve prendere in considerazione per essere efficace e portare la trasformazione desiderata nella propria organizzazione.

  1. Secondo incontro – Smart Working Canvas – Teoria

Verrà presentato lo strumento che aiuta l’organizzazione ad impostare in maniera strategica il progetto di innovazione organizzativa. Tutto questo verrà raccontato attraverso la presentazione di casi reali di canvas realizzati in organizzazioni di diverse dimensioni e contesti operativi.

  1. Terzo incontro – Smart Working Canvas – Pratica

In questo appuntamento con un’accezione pratica i partecipanti andranno a stilare il proprio canvas creando una connessione tra le sfide, i desideri, i valori alla base della propria organizzazione per andare a costruire la bussola che li aiuterà nel percorso di smart working.

  1. Quarto incontro – Regolamenti e accordi di lavoro agile

In questo incontro verrà fornita la cornice giuridica di riferimento per la messa a punto delle Policy già esistenti e per la realizzazione del Regolamento e degli accordi individuali di Lavoro agile, nel quadro della nuova disciplina introdotta dalla L. n. 81/2017 creando una stretta connessione con lo Smart Working Canvas.

WEBINAR

Se hai bisogno di una guida, di qualcuno che ti affianchi in questa fase preliminare di avvio del progetto e lo vuoi ad un costo contenuto che non sia quello di un progetto vero e proprio, allora potrebbe essere il percorso giusto per te. 

Martedì 4 maggio alle ore 10 si terrà il webinar di presentazione dell’Online Program, se non te lo vuoi perdere registrati ora, è gratuito e potrai scoprire date, costi e docenti.

Il più delle volte la tecnologia è dalla nostra, altre volte invece ci complica un pò le situazioni. Ecco questa volta la diretta ha regalato gioie ma anche dolori. Per il nostro nuovo format “Colazioni Agili” giovedì 25 marzo avevamo in programma di intervistare Stefano Porta, Amministratore Delegato di ODM Consulting, società esperta di consulenza organizzativa e Risorse Umane. A causa di problemi con l’audio i primi venti minuti della diretta sono risultati essere praticamente incomprensibili, per questo motivo abbiamo deciso di trascrivere la prima parte dell’intervista. Per non perdere molti degli input forniti da Stefano, estremamente interessanti, e per valorizzare ancora di più lo scambio avvenuto. Eccola.

Come stai? Come stai affrontando questo momento?

Dal punto di vista casalingo uno dei problemi che sto maggiormente riscontrando riguarda la gestione della quotidianità familiare, io sono di origine valtellinese, ho l’ufficio a Milano e una bambina di 4 anni. La vera sfida, sia per me che per mia moglie, è trovare lo spazio per lavorare e riuscire ad integrarsi quando serve. Stiamo cercando di gestire al meglio, come penso tanti, questa situazione che aumenta lo stress e le tensioni, ma l’obiettivo è quello di dare comunque serenità ed equilibrio alla famiglia. 

Dal punto di vista professionale la situazione è tosta: gestionalmente parlando la sfida principale riguarda tenere il team unito e motivato e fortunatamente, per il mestiere che facciamo, non è tanto la distanza ad impattare. Facevamo smart working anche prima del Covid, grazie anche al supporto di Smartworking srl. Le problematiche riguardano più che altro l’ascolto dei clienti e la comprensione del fatto che spesso l’attenzione è altrove. A differenza delle prime ondate, questa volta il Covid è entrato in azienda, ma il nostro obiettivo professionale rimane quello di tenere la squadra unita internamente ed esternamente e di riuscire sempre ad ascoltare quelle che sono le esigenze dei clienti. Siamo tutti sulla stessa barca e bisogna un pò darsi una mano. 

Cosa vuol dire per te lavorare smart (al di là della situazione emergenziale)?

Vuol dire trovare un equilibrio professionale diverso da prima. Organizzarsi per essere più imprenditori di sé stessi. Essere fortemente orientati agli obiettivi e non ai compiti. Vuol dire avere, nel rispetto di una pianificazione aziendale e commerciale, la libertà di decidere quando, dove e come svolgere il proprio lavoro.

Un esempio: per me la macchina è parte integrante della (mia) attività smart, perché è lì che concentro le attività di call e meeting (quando faccio il tratto di strada casa-lavoro per ottimizzare e risparmiare tempo).

Oggi per me lo smart working vuol dire well-being: mi permette di governare bene gli spazi dentro i quali mi sposto. Ovviamente tutto questo va visto in un’ottica di pianificazione che tenga conto anche dell’organizzazione e della flessibilità dei colleghi. Lo smart working dal mio punto di vista esaspera l’esigenza di non avere solo un’organizzazione individuale ma di ufficio complessiva (noi evitiamo ad esempio di intossicarci di connessione, con attenzione agli orari di tutti). 

Smart working è sia un approccio culturale e manageriale, sia un modello organizzativo molto fluido che fa fatica all’inizio ad essere messo in pratica, non è la soluzione a tutti mali, ma sicuramente è una soluzione che se gestita bene genera equilibrio.

Come vedi il futuro del tuo ruolo e delle risorse umane in generale, come credi che cambieranno?

Cambiano gli obiettivi e l’interpretazione che viene data loro. 

Ci sono una serie di sfide che in questo momento vanno gestite: la prima è aiutare le persone a guardare avanti. In questo momento in tutte le aziende ci sono persone in difficoltà, sia per motivi personali che professionali, bisogna cercare di garantire ai propri collaboratori (con tutte le difficoltà del caso) le migliori condizioni possibili in cui lavorare. 

Bisogna aiutare le persone a lavorare nell’incertezza, che sarà forte, non solo nei prossimi mesi ma nei prossimi anni. È necessario gestire i paradossi, gli opposti, i momenti di up e di down continui, valorizzare il lavoro, rendere le persone consapevoli del contributo che danno perché questo aiuta sia l’individuo sia il professionista. Lavorare non isolati, concentrandosi sia sull’individuo che sul team perché se quest’ultimo è forte aiuta anche il singolo in difficoltà. 

È necessario portare le persone ad innovare e ad imparare continuamente: il Covid ha generato anche dal punto di vista del pensiero e dell’innovazione tantissime novità e in parte ha rallentato quello che era il classico processo del business orientato “all’oggi”.  Ci ha portato a ragionare in prospettiva.

Per il mio ruolo servirà:

  • Apprendimento continuo;
  • Motivazione ed engagement;
  • Un po’ di leggerezza verso le persone, nonostante le pressioni del business.

Lo smart working non è un cambiamento che attui dall’oggi al domani, non è stilare un regolamento. È un processo di change profondo che passa dalla testa, dalla formazione e dalla cultura delle persone in azienda. Lo abbiamo dovuto fare ad una velocità che non è consona ai processi di cambiamento. L’altro tema è che non abbiamo fatto vero smart working in questi mesi. È stato però comunque utile per dimostrare che lavorare al di fuori dell’ufficio è fattibile nell’80% dei casi, ma il processo va preparato e piano piano, come un terapia, deve trovare il proprio equilibrio. Più l’organizzazione è grande più è complesso farlo. Il punto è che lavorare per obiettivi è faticoso e ti espone perché ti richiede di portare dei risultati fidandosi gli uni degli altri. 

Per vedere gli ultimi minuti dell’intervista a Stefano clicca QUI

Oggi non si torna più indietro, possiamo però decidere noi se proseguire sulla strada del lavoro agile che l’emergenza ha spianato oppure se fare marcia indietro e tornare ai vecchi paradigmi.

Cambiamento organizzativo come rivoluzione

I progetti di Smart Working in cui siamo stati coinvolti in questi anni come consulenti, sommati all’esperienza della pandemia, ci hanno dimostrato con chiarezza che siamo davanti ad una vera e propria rivoluzione, non solo delle organizzazioni ma anche umana.

Per guidare questa rivoluzione è necessario che le organizzazioni stesse sviluppino al proprio interno le competenze ed il ruolo per gestire il cambiamento.

Il nuovo ruolo del responsabile HR deve essere quello del facilitatore per accompagnare le persone in questo processo di cambiamento. Ruolo non banale che determina la necessità di dotarsi di consapevolezza e metodo. Consapevolezza per quanto riguarda l’importanza che gioca la loro funzione e metodo nell’applicazione delle metodologie al percorso da intraprendere. Per essere facilitatori efficaci in grado di gestire i propri team è infatti fondamentale questo passaggio.

Il partecipante ideale del master

Il manager che vuole veramente attuare il cambiamento e farsi carico di questa sfida è la figura ideale a cui abbiamo pensato quando abbiamo ideato il nostro master in Smart Working Management. Un programma centrato sulle pratiche e sui metodi che hanno aiutato i nostri clienti a fare un salto verso un nuovo modo di lavorare e di intendere il patto tra lavoratore e azienda.

Il percorso del master è, infatti, pensato per chi in questo momento è chiamato a gestire un cambiamento così strategico fornendogli la possibilità di confrontarsi con esperti delle diverse aree di intervento e con i colleghi di altre organizzazioni che hanno già affrontato questo tipo di sfida.

Vedremo insieme come il cambiamento del modo di lavorare all’interno di un’organizzazione può portare ad una vera e propria rivoluzione.

Partire dal piano strategico

L’obiettivo di questo percorso è quello di sviluppare le competenze e la visione d’insieme necessaria per avviare un progetto di cambiamento basato sul lavoro agile. Il master accompagna il partecipante nella definizione di un piano strategico a partire dal completamento dello Smartworking Canvas che potrà e dovrà poi condividere e utilizzare fin da subito all’interno della propria organizzazione. 

Il percorso

I moduli, tutti completamente online, sono sei per un totale di ventisette ore di live class a cui andranno aggiunte cinque ore di Project Based Learning che verranno condivise lungo il percorso in accordo con i partecipanti. Si tratta di cinque ore a supporto di coloro che vorranno sperimentare all’interno della loro organizzazione gli strumenti e le pratiche apprese. Ogni modulo è inoltre sviluppato e accompagnato da diversi case studies di progetti passati e presenti gestiti dai docenti. Vediamo brevemente i moduli:

  1. L’ORGANIZZAZIONE AGILE

Cosa vuol dire agile e perché abbiamo bisogno di reinventare le nostre organizzazioni? Come sono fatte le organizzazioni fragili, agili e quelle antifragili? Come spingere un’organizzazione a desiderare un cambiamento verso l’agilità? Come condividere ed allinearsi su un’unica visione?

  1. CAMBIO DI LEADERSHIP

Come far fronte al cambiamento? Come trasformare una crisi in un’opportunità. Come comunicare e supportare il cambiamento partendo dalle persone? Come rendere sostenibile un percorso agendo sui fattori abilitanti e come rimuovere gli elementi di ostacolo.

  1. IL CAMBIAMENTO DELLE RELAZIONI

Come cambiano le dinamiche di relazione tra colleghi? Come si aggiornano parole come empatia, fiducia e collaborazione? Il ruolo dell’ascolto, quanto è importante.

  1. COME CAMBIANO LE LEGGI SUL LAVORO

Quali sono le leggi che supportano un nuovo modo di lavorare. Come stanno cambiando? Che cosa serve per applicarle in un contesto organizzativo? Quale impatto hanno sulla cultura interna? Pratiche di gestione delle relazioni sindacali.

  1. COLLABORAZIONE E DIGITAL TRANSFORMATION

Come supportare il cambiamento nel modo di collaborare. Come progettare la collaborazione agile. Quali sono i comportamenti da promuovere e allenare all’interno di un team e di un’intera organizzazione?

  1. I NUOVI SPAZI

Come cambia il concetto di spazio di lavoro? Come si progetta un nuovo ambiente di lavoro? Quali sono i parametri che ci aiutano a comprendere l’evoluzione di uno spazio. Sostenibilità ambientale e impatto sociale.

Non siamo docenti ma

Consulenti. Dal 2015 ci occupiamo di progetti di innovazione organizzativa, questo ci ha permesso di fare esperienza sul campo (caso AMC e caso Gi Group) e di poterla mettere oggi a disposizione di tutti.